A dieci anni dalla sua scomparsa, l’Università degli Studi di Torino dedica a Gianni Rondolino (1932–2016), figura centrale della critica e della storia del cinema in Italia nel secondo Novecento, una giornata di studi attorno alla sua eredità critica e pedagogica.
Il convegno, in programma il 19 giugno all’Auditorium G. Quazza di Palazzo Nuovo (Piano seminterrato, via Sant'Ottavio 20 - Torino) alle ore 10, riunirà interventi critici, materiali d’archivio, testimonianze audiovisive e percorsi dedicati alla sua figura.
Ai piedi della scalinata di Palazzo Nuovo, a inizio anni Novanta, qualcuno scrisse una frase che nessuno si affrettò a cancellare: Un Rondolino non fa primavera. Era il rovesciamento ironico di un proverbio, firmato da nessuno ma capito da tutti. Gianni Rondolino era il docente di storia e critica del cinema più amato di quegli anni, e quella scritta clandestina diceva, con la sintesi propria delle cose vere, che senza di lui, per il cinema, sarebbe mancata una stagione intera.
Il titolo, «Un Rondolino fa primavera» , riprende quella scritta, stavolta in positivo. Del resto, ciò che Rondolino ha lasciato continua ancora oggi a coinvolgere studiosi, studenti e appassionati di cinema, dentro e fuori le mura dell’Ateneo torinese.
Il 19 giugno sarà occasione per attraversare, per la prima volta in modo sistematico, i fondi archivistici legati alla figura di Rondolino: documenti dell'Archivio storico dell'Ateneo, corrispondenze editoriali, materiali del Centro Universitario Cinematografico. Un percorso articolato in cinque sessioni, che restituisce Rondolino nella sua naturale e rigorosa poliedricità — la cattedra e la curiosità, la ricerca e la divulgazione, la critica e l'invenzione televisiva — attraverso interventi, testimonianze e materiali ora finalmente riuniti e resi accessibili in un unico contesto.
Al centro della giornata, il magistero universitario e la stagione irrequieta dei cineclub torinesi, con una tavola rotonda tra alcuni dei suoi allievi; e il lungo, fertile rapporto con gli editori — da Einaudi, con cui si apre nel 1969 il sodalizio del Dizionario del cinema italiano, fino a UTET, Bolaffi e Lindau — che ha ridefinito la manualistica cinematografica italiana.
Le sessioni attraverseranno anche il legame, meno noto ma duraturo, con l’Accademia delle Scienze di Torino, di cui fu segretario tra il 1959 e il 1972; il contributo alla RAI con Mille e una sera, il programma che tra il 1970 e il 1972 portò il cinema d’animazione in prima serata; le collaborazioni con «La Stampa»; e infine la geografia intellettuale che costituisce la biblioteca personale, donata al Museo Nazionale del Cinema.
Una mappa concreta di quella irrequietezza critica e di quella passione ostinata che hanno segnato il suo lavoro. E, con lui, una stagione intera della vita culturale dell’Ateneo torinese.
L’iniziativa si estende oltre la sala grazie a Tellingstones, la piattaforma sviluppata da Espereal Technologies, che raccoglierà e renderà accessibili al pubblico, a partire dai primi di settembre, testimonianze audiovisive dedicate a Rondolino. Le voci di chi con lui ha studiato, lavorato, discusso — ex allievi, colleghi, familiari, critici, cineasti — confluiranno in un archivio narrativo disseminato nella città, tra luoghi, immagini e racconti legati al suo percorso.
Ancorata agli spazi di Torino che hanno segnato la sua traiettoria intellettuale, questa mappa di voci prolunga il convegno nel tessuto urbano: un modo per continuare a incontrare Rondolino camminando nella sua città e tra le sue parole.
«Un Rondolino fa primavera» è organizzato da Alfa Multimedia; con il contributo e il patrocinio della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo – Ministero della Cultura; con il patrocinio dell'Università degli Studi di Torino e del DAMS – Università degli Studi di Torino; in collaborazione con Film Commission Torino Piemonte, Museo Nazionale del Cinema, AIACE Torino e Piemonte Movie.
Partner tecnico: Espereal Technologies (Tellingstones).
L’evento è ad ingresso libero.
Per approfondire vedere QUI.
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Gianni Rondolino, la lezione continua
Restituire quell’impronta non è impresa agevole. Dai primi corsi alla fine degli anni Sessanta fino alla cattedra di Storia e critica del cinema a Torino, Gianni Rondolino (1932–2016) ha attraversato decenni di cultura cinematografica italiana senza steccati: dai «film sbagliati» di Rossellini a Ozu, da Tex Avery al neorealismo, dall’animazione alla critica televisiva.
Nella Torino dei cineclub e dei cineforum, Rondolino fu uno degli animatori più irrequieti di un laboratorio culturale in continuo movimento. Da quel fermento nasce, nel 1982 insieme ad Ansano Giannarelli, il Festival Internazionale Cinema Giovani, poi Torino Film Festival.
Il suo metodo, refrattario a ogni gerarchia, vedeva il cinema come strumento per interrogare conflitti, trasformazioni e immaginari del presente. La stessa energia attraversa la scrittura su La Stampa, il lavoro per la RAI, con Mille e una sera (1970–1972), e un libro pionieristico come Storia del cinema d’animazione (Einaudi, 1974), pubblicato quando quel territorio era ancora quasi inesplorato.
Una linea critica, raccolta e trasformata da generazioni di studiosi, cineasti, critici e organizzatori culturali formatisi attorno al suo insegnamento: una maniera di stare dentro e fuori le immagini, in cui il rigore è condizione di libera curiosità.
Ne resta testimonianza la sua Storia del cinema (UTET, 1977): quasi ottocento pagine ribattezzate dagli studenti «il Rondolone», con quell’affetto un po’ beffardo che si riserva alle cose indispensabili. A quel volume farà eco, molti anni dopo, il collettivo Non so se è chiaro. Omaggio a Gianni Rondolino (Kaplan, 2012), curato da allievi e amici, che sceglie come titolo una delle sue espressioni più tipiche.
Ascolto, fiducia, dubbio e verifica: pratiche apparentemente semplici, che restano forse la sua eredità più autentica.