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23 Gennaio 2026

Sono in corso di riprese a Torino le riprese del lungometraggio diretto da Marco Bechis, “Ritorno a Buenos Aires”, coproduzione internazionale Italia e Brasile che vede Adriano Giannini nei panni del protagonista Mariano Guerra.

Una produzione Fandango, 39Films, Karta Film con Rai Cinema e 34 Films, con il contributo selettivo del MIC, con il contributo del PR FESR Piemonte 2021-2027 - bando “Piemonte Film TV Fund e con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte.

Girato tra Porto Alegre in Brasile e Torino, il film segue le vicende di Mariano Guerra, chiamato a tornare in 
Argentina per testimoniare nel processo contro i militari che lo sequestrarono e torturarono durante la 
dittatura militare, la stessa che nel 1978 organizzò i Mondiali di calcio mentre il Paese era attraversato dalla repressione clandestina. Il film non racconta il ritorno di un eroe in cerca di rivalsa, ma il percorso di un uomo che porta dentro di sé la propria zona d’ombra: piegato dalla tortura, parlò denunciando i suoi compagni.

Le riprese in Città – realizzate con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte – sono iniziate lo scorso 12 gennaio e si protrarranno per 3 settimane circa: location principale è l’Aula Bunker (Corte d'Appello di Torino) presso il complesso delle Vallette dove sono ambientate le scene del processo contro i militari argentini, mentre il quartiere San Salvario viene utilizzato per alcune scene in esterna.

Tra i professionisti piemontesi impegnati sul set – circa 45 persone che rappresentano il 90% della troupe - si segnalano, oltre allo stesso regista Marco Bechis, l’organizzatore Edoardo Rossi, la direttrice di produzione Arianna Trono, lo scenografo Mario Scarzella, la costumista Sara Giovene e il fonico Marco Fiumara.

SINOSSI
Girato tra Porto Alegre, in Brasile e Torino, il film segue Mariano Guerra, chiamato a tornare in Argentina per testimoniare nel processo contro i militari che lo sequestrarono e torturarono durante la dittatura militare, la stessa che nel 1978 organizzò i Mondiali di calcio mentre il Paese era attraversato dalla repressione clandestina.
Il film non racconta il ritorno di un eroe in cerca di rivalsa, ma il percorso di un uomo che porta dentro di sé la propria zona d’ombra: piegato dalla tortura, parlò denunciando i suoi compagni.

Come già in Garage Olimpo, la violenza resta fuori campo: ciò che interessa è la sua meccanica, il modo in cui si sedimenta nel corpo e nella percezione di chi sopravvive.

La realizzazione del film sarà completata nel primo trimestre del 2026, in coincidenza con il cinquantesimo anniversariodell’inizio della dittatura militare argentina (marzo 1976), un’occasione che richiama l’attenzione su ciò che resta dopo la sopravvivenza.

Responsabile Comunicazione e Stampa
Donatella Tosetti
tosetti@fctp.it

Ufficio Comunicazione e Stampa
Alessandra Tricerri
tricerri@fctp.it

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