Restaurare un’auto storica significa confrontarsi con il tempo, con la materia e con le tracce lasciate da chi l’ha costruita e da chi l’ha utilizzata. Seguendo Massimo Schimmenti nel restauro di una rara Ferrari F50, L’anima delle macchine entra nel mondo delle maestranze che compongono l’ecosistema del restauro automobilistico. Lastratori, sellai, esperti di vernici, restauratori museali e giovani studenti raccontano mestieri diversi, accomunati dalla necessità di unire conoscenza, manualità e sensibilità. Tra officine, scuola e il Museo Nazionale dell’Automobile, il restauro diventa anche ricerca storica, conservazione e trasmissione di saperi. Mentre la F50 torna progressivamente alla sua forma originale, emerge un patrimonio di competenze costruito nel tempo e affidato alle mani di chi dovrà conservarlo e tramandarlo.
L’anima delle macchine racconta un mestiere, quello del restauratore di veicoli d'epoca, fatto di tecnica, esperienza e soprattutto sensibilità. Sebbene ci parli di automobili, al centro del film ci sono le persone che se ne prendono cura: le loro mani, lo sguardo, la capacità di riconoscere un materiale, un colore, un’imperfezione e di capire fin dove sia giusto intervenire.
Il documentario entra nei luoghi del restauro cercando di osservarne il lavoro dall’interno, cogliendo i gesti, i suoni e le relazioni tra le persone. Accanto ai professionisti, i giovani che si stanno formando introducono il tema della trasmissione di un sapere che si acquisisce nel tempo e che spesso, più che venire spiegato, deve essere assimilato osservando e facendo.