Amos è un Testimone di Geova considerato "inattivo" perché a 24 anni è fuggito a Milano per vivere la propria omosessualità lontano dal giudizio della Congregazione. Oggi, a 40 anni, grazie a un percorso di psicoterapia psicodrammatica, trova il coraggio di fare coming out e disassociarsi ufficialmente. Il suo peccato, l’omosessualità, si rivela la sua salvezza.
Amos ha preso coscienza della sua omosessualità da bambino e l’ha tenuta segreta fino a quando è rimasto dentro la comunità dei Testimoni di Geova. Quando se n’è andato, a 24 anni, non ha fatto quel passo in più per accettarsi nella sua identità più autentica: non si è dichiarato omosessuale. Si è semplicemente allontanato, adducendo come motivazione la perdita di fede. Non poteva andare diversamente allora, c’era troppa sofferenza e troppa paura per riuscire a fare anche quel gesto di coerenza verso sé stesso. Il suo coming-out, però, rimane in qualche modo ancora incompleto perché manca l’ultimo e più importante traguardo: lo svelamento alla madre e la disassociazione ufficiale dalla Congregazione. Oggi, forse, quel momento è arrivato e la motivazione artistica ed umana che mi muove a realizzare quest’opera risiede in questo intento: aiutare Amos a completare la sua autodeterminazione, liberandosi dal bisogno di accettazione materna che non ha mai ricevuto.