Torino primi anni ’80. Una delle più grandi fabbriche, motore del fordismo novecentesco, inizia a dare i primi segni d’aritmia e da lì a poco la città avvia un inevitabile cambiamento che ne modifica radicalmente il DNA. Tra smobilitazione industriale e passaggio al nuovo millennio, una nuova generazione è pronta a non uniformarsi all’esistente e, parafrasando Lou Reed, sceglie di “camminare sul lato selvaggio della strada”. La loro forma d’espressione è la musica; i luoghi prescelti, più per necessità che per scelta, sono i sottosuoli cittadini. Nel giro di pochi anni alcuni di loro diventano tra i protagonisti della musica italiana attraverso gruppi quali i Mau Mau, gli Africa Unite e i Subsonica, ma questa è un’altra storia. La nostra, invece, vuol raccontare l’energia primigenia da cui è scaturito il tutto: i Loschi Dezi.
“Ci chiamarono a suonare al Cammello… quella sera pensammo di proporre i nostri pezzi dark rivisitati in una versione tango, cha cha cha, valzer, liscio. Il pubblico si divertì molto, noi pure. Decidemmo di continuare su quella strada…” - Loschi Dezi
In un pub birreria di Torino, verso la metà degli anni’80, un gruppo di ragazzi trasformò il loro piccolo gruppo dark in una delle band più anomale del panorama underground torinese e italiano dell’epoca. I Loschi sono stati un gruppo alquanto bizzarro e strano, a partire dal loro nome. Mettevano insieme autorialità colta e musica punk, musiche da balera e “Rai” nordafricano, valzer e new wave. Si ispiravano indistintamente a Paolo Conte come ai Clash, a Fred Buscaglione e i Talking Heads, piuttosto che Piazzolla o i Negresses Vertes. L’esempio più calzante di quel miscuglio di generi e suoni rappresentato dai transalpini Mano Negra capitanati dallo chansonnier globalista Manu Chao. Con all’attivo un unico vero album da studio, “Cabala”, parecchi anni di gavetta nei club e centinaia di concerti sparsi nella penisola e in giro per l’Europa, nel 1993, decidono di sciogliersi. Come un’araba fenice, tutti i membri presero forma sotto altre e più conosciute vesti. Il cantante (Luca Morino) e il tastierista (Fabio Barovero) fondarono i Mau Mau; il sassofonista (Paolo Parpaglione), il chitarrista (Gianluca Cato Senatore) e il batterista (Davide Graziano) confluirono negli Africa Unite. Il fonico e produttore (Max Casacci) creò, da lì a qualche anno, i Subsonica e un altro dei loro produttori, Carlo Ubaldo Rossi, divenne uno degli elementi chiave della musica italiana degli ultimi 30 anni. La nostra storia parlerà dei Loschi Dezi e del mondo da cui presero forma. Ma il nostro è anche - e soprattutto - un film sulla città e su alcuni luoghi che riteniamo indispensabili alla narrazione. Dal mercatino delle pulci del Balòn all’ex Fiat Lingotto, ora centro commerciale; dalla galleria Umberto I al centro sociale anarchico El Paso; dal Mulino del Brenta presso la Dora Riparia allo studio di registrazione Transeueropa Recording; dal dancing club Le Roi Music Hall a uno dei luoghi simbolo di Torino: il fiume Po. Il nostro intento è raccontare Torino, in quel lasso di tempo: dalla marcia dei 40 mila (1980) alla prima giunta Castellani (1993). Quindici anni, mal contati, che decretarono una mutazione della città come non si verificava dallo spostamento della capitale da Torino a Roma più di 100 anni prima: da città industriale simbolo del fordismo novecentesco a…che cosa? La musica quindi è un pretesto, la chiave per arrivare ad altro.