Attraverso i luoghi d’incontro e di preghiera delle diverse comunità islamiche milanesi, la storia del tunisino Saadi Nassim, indagato, arrestato e prosciolto dall’accusa di terrorismo, e quella di Sultan Mohamad, anch’esso inquisito e poi imprigionato. Storie di persone che abitano vecchi magazzini trasformati in moschee, dove ogni venerdì si riuniscono per pregare, cercare lavoro e creare una massa critica di aventi diritto al voto in un Paese che li accetta ma non li riconosce.
«Ho deciso di intraprendere un percorso all’interno delle comunità musulmane a Milano. Ho chiesto di partecipare a una giornata di preghiera nella moschea e mi hanno risposto di no; ho ripetuto la domanda tempo dopo e mi hanno negato il permesso; ho insistito, chiarendo le mie intenzioni, e mi hanno aperto le porte, ma sempre tenendomi sotto controllo. Quando ho chiesto il perché, mi hanno risposto che mi stavano proteggendo. A quella giornata ne sono seguite altre e in una di queste un uomo mi ha detto delle cose in arabo. Gli ho risposto che non parlavo l’arabo e lui mi ha sorriso ringraziando Allah»
(Stefano Mordini)