L’Indice di Apgar affronta da un punto di vista intimo e personale, da parte della regista Valentina, la ricerca del rapporto interrotto con il fratello Andrea, a partire dal passato, ripercorrendo tre generazioni attraverso il cinema di famiglia del nonno, il regista sardo Fiorenzo Serra. L’ipotesi narrativa prevista per il documentario rimanda direttamente alla biografia dell’autrice. Partendo dall’immensa filmografia restaurata del nonno, documentarista che ha antologicamente narrato soprattutto la Sardegna degli anni ’50 e ’60 e ha anche ripreso i suoi figli per vent’anni in un inedito cinema familiare riscoperto dalla nipote nel 2016, la regista intende riflettere sul passato e sui legami familiari presenti. Un percorso lungo vent’anni di film in 8mm, oltre quaranta di corrispondenza tra Fiorenzo e sua moglie, attraverso le poesie scritte negli anni della giovinezza e della guerra, le immagini delle case di famiglia riprese ieri e oggi, i figli Simonetta e Antonio negli anni ‘60 e ‘70 e oltre cento anni di fotografie fino ad arrivare al presente: alla generazione di Valentina e Andrea. La regista osserva come un sistema familiare evolva sul piano biologico, come cambino le modalità di relazione all’interno del microcosmo familiare sulla base dei dettami sociali dove spesso la devianza e il disagio psichico possono essere banditi o celati nell’ombra. Due generazioni si sveleranno in particolar modo segnate dalla presenza dalla malattia mentale, due rapporti fraterni, quello tra Simonetta e Antonio, osservati dalla cinepresa del padre Fiorenzo, protagonisti da bambini e adolescenti dei film familiari; e quello tra Valentina e Andrea. Entrambe le donne, madre e figlia, si scopriranno sorelle maggiori di uomini fragili psichicamente e detentrici di un non detto che si tramanda di generazione in generazione.
L’opera di Serra è stata ufficialmente dichiarata di interesse storico particolarmente importante dal MIC, che considera altresì Serra “il più grande documentarista e regista etnografico della Sardegna”. Questo lavoro rappresenta il tentativo di Valentina, l’autrice, di ripercorrere la storia e i miti, i segreti e la valigia artistica e intima lasciata in eredità dal nonno, per intraprendere un viaggio e all’interno della struttura familiare e al contempo recuperare il rapporto con il fratello Andrea. Di fronte al contemporaneo disfacimento della struttura familiare, il documentario vuole costruire una sorta di disincantato affresco del passato che, da una rappresentazione edonica della Sardegna degli anni ’60, ci porta a un autentico racconto dei sentimenti e dei non detti più profondi dell’oggi. Nell’osservazione del rapporto d’infanzia tra sua madre e suo zio, la regista cercherà di ripercorrere la sua relazione – oggi totalmente assente – con il fratello. La presenza stessa della fragilità psichica, elemento destabilizzante per l’equilibrio interno di ogni sistema familiare, nel film ricopre paradossalmente un ruolo portatore di memoria: il passato come chiave per comprendere il presente.