“The high fidelity music film festival”: il claim dell’edizione numero 11 di Seeyousound ha molte valenze tra cui la volontà di costruire un programma ogni volta sorprendente, interessante, vario, che raccolga spunti e stimoli dal cinema e dalla musica di tutto il mondo, provando a portare a Torino ospiti di qualità, farli incontrare con il nostro pubblico e farli esibire per noi, regalando giornate e serate uniche, “benzina” preziosa per gli undici mesi successivi, per rimettersi al lavoro il giorno dopo la fine di un’edizione puntando a fare meglio nella seguente.
Seeyousound torna con la sua formula ormai storica, con i suoi cinque concorsi e le sue due sezioni non competitive, con ospiti musicali e cinematografici, con tanta musica e tanto cinema da tutto il mondo. La formula si conferma ma mai nulla è uguale, da un anno all’altro. Dal 21 al 28 febbraio, otto giorni da vivere insieme.
Per questa nuova edizione, sono due i progetti coinvolti nella line-up realizzati con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte – Piemonte Doc Film Fund: si tratta di “Booliron - hip hop in Riviera” di Francesco Figliola e “Guido Harari - Sguardi randagi” di Daniele Cini, entrambi presentati nella sezione fuori concorso Into the groove.
“Booliron - hip hop in Riviera” sarà proiettato domenica 23 febbraio alle 18:00 nella sala 1 del cinema Massimo.
Buliron è una parola che deriva dal dialetto romagnolo e, come il film di Fellini "Amarcord", raccoglie in sé molti significati onirici e intercambiabili. Significa unire alla rinfusa oggetti e contesti, ma rappresenta anche situazioni esplosive, torbide e voci concitate. In Romagna e in particolar modo a Rimini, per alcune generazioni rappresenta anche un'altra cosa; Booliron, è infatti il titolo di una canzone epica che racconta un inno rivoluzionario dei giovani degli anni ’80-’90 provenienti dalle parti d’Italia (Torino, Milano, Roma, Bologna, Napoli). Visionari, artisti controversi, personaggi dall’ego smisurato, geni incompresi, ognuno a suo modo ha tracciato una linea, ha messo in moto massimi sistemi, ha dato vita ad un processo condiviso che oggi accompagna aspetti dell’intrattenimento, della musica e della moda.
Il fenomeno delle posse, la break dance e i graffiti sono gli ingredienti del documentario e rappresentano gli esempi lampanti di ciò che l’hip-hop ha prodotto nel nostro paese. Per vari anni questa cultura ha nutrito il linguaggio di molte generazioni e, oggi, influenza in modo decisivo il mercato discografico e milioni di giovani. La Romagna, così come Torino, è sempre stata, a partire dal dopoguerra, il punto di riferimento della ripresa economica e sociale. Verso la fine degli anni ‘80 il motore del divertimento che andava a pieno regime lasciava poco spazio ad un intrattenimento più consapevole. Club e direttori artistici erano votati a una proposta edonistica e di facile consumo ma accadde qualcosa di inspiegabile. Rimini, e tutta la Romagna, erano state lo scenario di un forte cambiamento artistico e culturale partito dal basso.
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“Guido Harari - Sguardi randagi” sarà proiettato domenica 23 febbraio alle 17:00 nella sala 2 del cinema Massimo.
L’intento è quello di raccontare una serie di stanze, ognuna delle quali rappresenta un periodo della vita di Guido Harari, uno dei più celebri fotografi di musica al mondo. Un insieme di scatole cinesi, in cui ognuna supera la precedente, ma continua a contenerla. Il viaggiatore di queste stanze è proprio il fotografo, che con la sua fotocamera farà da Cicerone e da protagonista di un viaggio nel tempo e nello spazio. Questo documentario ci permette di raccontare parte della musica italiana e non, di fine Novecento, attraverso una serie di incontri e tramite la valorizzazione di una serie di archivi privati assolutamente inediti e personalissimi.
Attraverso gli incontri con i protagonisti delle sue foto e con l’ausilio di archivi assolutamente inediti, il documentario è un viaggio attraverso le diverse fasi della cultura musicale dagli anni Sessanta ai giorni nostri. Harari è un ritrattista che ha incontrato quasi tutti i personaggi di spicco della musica italiana e internazionale ma anche molti altri come scienziati, stilisti, scrittori e imprenditori. Ogni immagine di Guido Harari, anche quando non ritrae la musica, ha un suo proprio suono. Ed è un suono che è il risultato di molte storie, che si racconteranno nuovamente attraverso le nostre immagini. Questo progetto è in continuità con due documentari precedentemente realizzati dal regista Daniele Cini, entrambi su altre due figure di spicco della fotografia italiana (Paola Agosti e Gianni Berengo Gardin) trasmessi entrambi su RAI. Questo terzo documentario si pone in un’ottica di continuità e serialità con i due precedenti avendo già raggiunto l’accordo con un broadcaster nazionale.
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