Moses Isegawa, scrittore ugandese dell’ultima generazione divenuto famoso in tutto il mondo con i suoi romanzi Cronache Africane (Abyssinian Chronicles, 2001) e La fossa del serpente (Snakepit, 2005), ci conduce alla scoperta di Kampala, caotica e multietnica capitale dell’Uganda, teatro negli ultimi anni di un rapidissimo sviluppo economico, cui si accompagna una crescita costante di immigrati e profughi provenienti da tutta la travagliata regione dei Grandi Laghi che vanno a popolare i sempre più vasti e numerosi slum cittadini. Come in molte altre città africane, il contrasto tra l’opulenza dei quartieri ricchi e la miseria degli slum è di giorno in giorno più stridente.
Kampala ha molte storie da raccontare, che si stratificano le une sulle altre lasciando tracce ben visibili nel panorama cittadino. La vita di quello che fu certamente uno dei più importanti e raffinati regni dell’Africa pre-coloniale fu infatti sconvolta dapprima dall’arrivo verso il 1850 degli arabi, commercianti d’avorio, di schiavi e di altri beni, e pochi anni dopo degli esploratori europei, avanguardia dei missionari anglicani e cattolici, i quali contribuirono a scatenare ben presto un violento conflitto religioso.

La storia dell’Uganda, e in particolare di Kampala, è soprattutto storia dell’incontro e spesso anche dello scontro tra religioni diverse, un caleidoscopio variegato che oggi, finalmente sembra aver trovato un equilibrio nel pluralismo delle pratiche e delle credenze. Isegawa, profondo conoscitore dell’universo religioso - essendosi formato all’interno di un seminario cattolico - approfondisce questo aspetto cruciale della storia ugandese, che intreccia la spiritualità tradizionale (incentrata sulla possessione spiritica), tornata ad essere apertamente praticata a partire dalla restaurazione nel 1993 dei regni tradizionali, con le “Religioni del Libro” nelle loro diverse espressioni, cui oggi si aggiunge il pentecostalismo, religione “globale” che da dieci anni a questa parte sta assorbendo in Africa numeri sempre più alti di fedeli attratti da pratiche sensuali ed emozionanti, per molti aspetti più vicine all’esperienza tradizionale.

Regia
Cecilia Pennacini
Fotografia
Ernaldo Data
Montaggio
Musica originale
Justinian Tamusuza
Interpreti
Moses Isegawa
con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte e della Regione Piemonte (Piemonte Doc Film Fund - Fondo regionale per il documentario - post produzione dicembre 2007)
Premi e festival

2008   Ivrea (TO) - Festival di Antropologia
2009   Torino - Piemonte Movie 2009 - Un anno di cinema sotto la Mole

Contatti
Cecilia Pennacini