L’Indice di Apgar è un documentario di Valentina Noya, che racconta, intrecciandole, quattro generazioni attraverso l'inedito cinema di famiglia del nonno, il regista Fiorenzo Serra, in un percorso lungo vent'anni di filmini in 8mm, oltre quaranta di corrispondenza tra Fiorenzo e sua moglie, immagini delle case di famiglia riprese ieri e oggi, le poesie scritte negli anni della giovinezza e della guerra, oltre cento anni di fotografie.
Attraverso la trasposizione filmica delle categorie di un genogramma, come i miti, i “pacchetti”, la bandiera, le valigie, Valentina osserva come evolva un sistema familiare sul piano biologico così come cambino le modalità di relazione all'interno del microcosmo familiare o come queste si perpetuino nel tempo in base ai dettami sociali e come la devianza sia bandita o celata nell'ombra.
Due generazioni si sveleranno in particolar modo segnate dalla presenza della malattia mentale: due rapporti fraterni, quello tra Simonetta e Antonio, protagonisti da bambini e adolescenti dei filmini familiari, e quello tra Valentina e Andrea. Entrambe le donne, madre e figlia, si scopriranno sorelle maggiori di uomini fragili psichicamente.
L'opera di Serra è stata ufficialmente dichiarata di interesse storico particolarmente importante dal MiBACT, che considera altresì Serra "il più grande documentarista e regista etnografico della Sardegna".

Questo lavoro rappresenta il tentativo dell'autrice di ripercorrere la storia e i miti, i segreti e la valigia artistica e intima lasciata in eredità dal nonno. Nell'osservazione del rapporto d’infanzia tra sua madre e suo zio, la regista cercherà di ripercorrere la sua relazione – oggi totalmente assente – col fratello borderline. La presenza stessa della malattia, elemento destabilizzante per l'equilibrio interno di ogni sistema familiare, nel film ricopre paradossalmente un ruolo generatore di creatività e portatore sano di memoria: lo zio schizofrenico di Valentina e fratello di Simonetta, Antonio, ha difatti preservato e donato alla nipote i filmati privati del padre così come le poesie della sua giovinezza. Di fronte al contemporaneo disfacimento della struttura familiare, il documentario vuole costruire una sorta di disincantato e ironico affresco del passato, in una rappresentazione di una Sardegna che appare l'Eden rispetto a una globalizzazione di solitudini egotiche.

Regia
Valentina Noya
Produzione
Laborafilm
con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte - Piemonte Doc Film Fund - sviluppo dicembre 2017
Contatti
Laborafilm (Lidia La Rosa)