Luna, Alessia, Francesco, Edoardo sono dislessici. Ognuno è diverso dagli altri e ha una personalità e delle passioni. Li seguiamo nel loro quotidiano e in azioni consuete del loro stare nel mondo (le attività sportive, la musica, l’andare a zonzo, il chiacchierare con gli amici), in luoghi reali come la città, nella quale si cammina, ci si incontra, ma ci si deve anche orientare, imparare a muoversi; l’aeroporto, luogo complesso in cui non è facile essere disinvolti ma che rappresenta anche la libertà, il viaggio; il paesaggio naturale, luogo dove si può stare bene, connettendosi con il proprio essere parte di un tutto. Li osserviamo durante le attività sportive, chi a basket chi a equitazione chi a danza. Ognuno è diverso e ha una propria passione e tutti hanno un talento particolare. Non sempre la società però glielo riconosce perché la dislessia li rende meno veloci, meno bravi a scuola, o dovremmo forse dire: diversamente bravi? Imparare a conoscerli ci aiuta a riconoscere meglio anche noi stessi.

Ho scelto quattro giovani dislessici. Luna, Alessia, Francesco ed Edoardo. Sono uno diverso dall’altro ma sono tutti molto dislessici. Questo significa che non hanno un buon rapporto con la lingua scritta, tuttavia sono persone normali, ricche di interessi, nel pieno della giovinezza. Quello che voglio raccontare di loro sono dunque alcuni momenti del quotidiano, momenti in cui vanno a zonzo, fanno sport, studiano, cucinano, suonano, ballano. Non dimostrano nessuna differenza con ragazzi e ragazze non dislessici. Eppure gli spettatori sanno che lo sono, perché lo
dichiariamo fin dall’inizio con la voce fuori campo. E sapranno, nel corso del film, che la loro vita è costellata di ostacoli, perché lo facciamo dire ai ragazzi stessi, con le loro voci che accompagnano le immagini creando in alcuni momenti un contrasto tra le situazioni serene, e normali, della vita vissuta, e i pensieri, espressi dalle loro voci appunto, che ripercorrono le ansie, le difficoltà, le
ingiustizie subite. Soffermarsi soprattutto sulle abilità dei dislessici ha lo scopo di far emergere gli aspetti positivi: i dislessici hanno grandi potenzialità, sono intelligenti e sensibili e il loro non essere conformati a dei modelli precostituiti li rende anche molto interessanti dal punto di vista del ribaltamento degli stereotipi. Parlare di dislessia significa quindi anche parlare di diversità e di accettazione dell’Altro, del diverso da noi, chiunque esso sia. Questo territorio del ribaltamento degli stereotipi è un campo di vastissima complessità, ed è motivo di grande interesse per chi come me studia da anni le questioni di genere e si impegna nella difesa dei diritti dei più deboli.

Regia
Micaela Veronesi
Produzione
con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte - Piemonte Doc Film Fund - sviluppo dicembre 2017
Contatti
Ars Media (Silvio D'Alò)