“Se potessi rinascere di nuovo e potessi
scegliere chi voglio, ci sarebbe
solo una scelta  possibile per me.
Sarei Grock, il pagliaccio.”
Adrian Wettach


Ci sono artisti che appena scendono dal palco, si struccano o finiscono il loro spettacolo, vivono la loro vita come se niente fosse. Musicisti, attori, scrittori, che dopo aver abbandonato la propria maschera sono persone come altre.
Alcuni, dietro la maschera che indossano sul proprio palco non nascondono niente. Altri nascondono di tutto.


Ci sono clowns che fanno spettacoli in strada o per dieci persone, altri che riempiono circhi e firmano autografi. Clowns che fanno divertire bambini, altri che proprio non ci riescono.
E poi c’è Grock, che è stato il più grande clown di tutti i tempi.
Questa è la sua storia. La storia del suo successo, della sua inesorabile discesa e dei compromessi a cui è ace so per arrivare a diventare - semplicemente - il più grande di tutti.

Figlio di poveri dipendenti orologiai di un villaggio tra le montagne svizzere, il piccolo Adrian fin da giovanissimo è attratto dal circo e a soli 14 anni inizia a calcare le scene. In brevissimo tempo, prima come spalla di importanti clowns di inizio novecento e poi come solista, arriva a meritarsi  negli anni Venti l’appello di Re dei clowns. La sua tenacia e innovazione lo porta infrangere strutture consolidate nel tempo, come il portare il clown dal circo al musichall / teatro e diventare la prima star più pagata in Europa. Da quegli anni il suo successo inizia a crescere vertiginosamente. Le tournée e la popolarità rendono parecchio e Adrian, partito dal nulla, diventa uno degli artisti più ricchi del periodo.

Tra le due guerre inizia a realizzare uno dei suoi sogni che, paradossalmente, sarà la causa del suo primo periodo di crisi. Dopo aver trovato nella provincia di Imperia una villa che soddisfaceva le sue esigenze, inizia un’opera magnifica di ristrutturazione che renderà Villa Bianca una delle più belle della zona. Simboli esoterici, stili architettonici diversi, fontane e statue. Il prezzo è però troppo alto e, allo scoppio della guerra, non bastano gli spettacoli a risanare la situazione. Così, suo malgrado, Grock deve scendere a compromessi e per farlo entrare in contatto con il regime nazista.
Villa Grock diventa una base durante la guerra e lui si presterà per degli spettacoli circensi con un pubblico di militari e SS.

Riesce a riprendersi e riprende a farsi una piccola fortuna, ma questa sua “collaborazione” coi nazisti non è l’unico lato oscuro che accompagna la sua storia. Sono vere le voci che lo vedono vicino, fin troppo vicino, alla figliastra Bianca? Come ha potuto andare a uno spettacolo televisivo dopo aver investito e ucciso, con il suo enorme Mercedes, un uomo?

Grockstar è la storia di un uomo e della sua maschera, di come un clown sia diventata la prima vera star dello showbiz.
La storia di un pagliaccio che è diventato re.

La storia di Grock e della sua Villa è la lunga storia del secolo breve, la storia di un Artista che ha cambiato per sempre la sua Arte. La Belle Epoque, il Nazifascismo, la nostra società dei consumi viste dagli occhi arguti di un pagliaccio. L'unico che da giullare divenne re. Fu il più grande e il più celebre. Ma la sua fama fu effimera, totalmente oscurata dai suoi amici e grandi star del cinema come Chaplin, Stanlio e Olio. La sua storia poco convenzionale è lo spunto per rileggere e analizzare la storia della nostra società e delle sue contraddizioni. Prima grande Star internazionale, fondatore dello show-business ma agente di se stesso, creativo nell'arte e negli affari.   La sua carica rivoluzionaria non fu legata solo al maniacale perfezionamento della sua arte di far ridere, ma a portarla dal vecchio circo ai grandi teatri al nuovo cinema, alla tv. Nuovi pubblici.  E in più, la vera invenzione moderna: la sapiente gestione, istintiva e potente, dell' immagine.

Sceneggiatura
Luca Giordano, Tommaso Magnano
Fotografia
Montaggio
Diego Berr?
Musica originale
Luigi Rocca, Daniele Furlati
Altri credits
Matteo Cena (Traduttore inglese)
Interpreti
Leo Bassi, Bernard Paul, Dimitri Clown, Massimo Paleari, Adrienne Bodie, Gustav Rajneff, Massimo Locuratolo, David La Rible
Produzione
con il sostegno della Film Commission Torino Piemonte e della Regione Piemonte (Piemonte Doc Film Fund - Fondo regionale per il documentario - sviluppo dicembre 2012 under 30 2012/2013) - sviluppato con Filmika opificio dell'immagine (Torino)
Contatti
Ramingo (Tommaso Magnano)