Torino, 1923. Al liceo d’Azeglio un gruppo di diciassettenni si forma intorno all’insegnamento di maestri antifascisti come Augusto Monti e Umberto Cosmo. I ragazzi si chiamano Cesare Pavese, Norberto Bobbio, Massimo Mila, Giulio Einaudi, Franco Antonicelli, Vittorio Foa, Giorgio Agosti. Tra loro spicca per maturità e carisma un giovane ebreo russo nato a Odessa, Leone Ginzburg.
Confrontati alla fase trionfante del fascismo, ognuno di loro lotterà negli anni successivi contro la retorica e l’oscurantismo del regime, con i mezzi dell’azione politica (in particolare il movimento ‘Giustizia e Libertà’ dei fratelli Rosselli) e della diffusione culturale (la casa editrice Einaudi sarà fondata nel 1933).
Tra tutti però, la scelta più radicale sarà quella di Leone Ginzburg…

Per trattare gli anni tra il 1922 e il 1943 (in particolare 1935-1943), vorrei partire dal ritratto di un uomo, il cui percorso è esemplare sia per il suo impegno che per il suo radicalismo. A differenza di alcuni suoi amici o compagni di lavoro - come Cesare Pavese, e per alcuni aspetti anche Giulio Einaudi - egli non fa alcuna concessione al regime. Non accetta alcun compromesso. Rifiuta di prendere la tessera del partito, afferma le sue opinioni senza alcuna ambivalenza possibile. Ebreo, in seguito alle leggi razziali, finirà per perdere la nazionalità italiana.
Ginzburg è russo di nascita, ma italiano d'adozione. Impegnato, sentimentale, idealista, vive in un’azione perpetua di resistenza ufficiale e clandestina.
Tutta la sua vita è rivolta alla difesa delle libertà e alla lotta per un’idea della democrazia. Nella sua ultima lettera destinata a sua moglie Natalia, che egli ama profondamente, Leone scrive “Una delle cose che più mia addolora è la facilità di cui le persone intorno a me perdono il gusto dei problemi generali dinanzi al pericolo personale”.
E’ attraverso il prisma offerto dall’intelligenza di Leone che vorrei guardare all’Italia di quell’epoca, rievocando attraverso le sue lettere e i suoi scritti, da una parte una Torino ovattata e invernale, una gamma infinita di dolci toni del grigio, fatta di passeggiate sotto i portici e di nebbie sottili che dal fiume risalgono verso la collina, in netto contrasto con gli archivi ufficiali dell’epoca, in un bianco e nero brillante e senza sfumature, secchi e roboanti di retorica; intorno a questi, le parole dei testimoni, captate in una morbida prossimità. Saranno Carlo Ginzburg, Giovanni De Luna, Paola Agosti, Roberto Cerati, Domenico Scarpa, tutti a diverso titolo intimamente connessi a lui, ad evocare per me la figura di Leone.

Regia
Florence Mauro
Sceneggiatura
Florence Mauro
Fotografia
Gertrude Baillot, Florence Mauro
Montaggio
Antonela Bevenja, St?phane Richter
Musica originale
Baptiste Thiry
Suono
Gianluca Costamagna, Claire-Anne Largeron
Altri credits
Selene Silvestri (Amministrazione)
Interpreti
Carlo Ginzburg, Martin Rueff, Giovanni De Luna, Paola Agosti, Roberto Cerati, Domenico Scarpa
Organizzatore generale
Melanie Gerin
Produttore
Enrica Capra (GraffitiDoc), Céline Nusse, Paul Rozenberg (Zadig Productions)
Produzione
GraffitiDoc (Torino), Zadig Porductions (Francia), ARTE France
Con il sostegno della Film Commission Torino Piemonte e della Regione Piemonte (Piemonte Doc Film Fund - Fondo regionale per il documentario - produzione giugno 2012) e in collaborazione con Istituto Luce.
Assistente di produzione
Fabrizio Allione
Contatti
Enrica Capra (GraffitiDoc)